Spesso si inizia a fumare prima dei 18 anni, è molto raro cominciare dopo i 26. Per l’industria del tabacco e della nicotina, questa fascia di età è quindi cruciale. Per questo motivo, gran parte del marketing e dello sviluppo dei prodotti si rivolge in modo mirato ai giovani, che saranno i clienti di domani. Il tutto, però, non ruota tanto intorno alla singola sigaretta, ma a ciò che fidelizza i consumatori sul lungo termine: la nicotina.
Affinché le persone consumino regolarmente un prodotto nocivo, l’industria investe enormi somme nel marketing. L’industria del tabacco sposta continuamente le proprie attività verso i canali più efficaci, anche quelli che fanno parte della vita quotidiana dei giovani.
Pubblicità: più si vieta quella classica, più cresce sui nuovi canali
È ampiamente dimostrato che il marketing è efficace. Per questo motivo, la pubblicità del tabacco è oggetto di controversie politiche, ad esempio riguardo alla questione di dove debbano essere applicati i divieti pubblicitari.
Tuttavia, l’industria del tabacco è particolarmente abile ad adattarsi a nuove condizioni. Più la pubblicità classica (above-the-line) viene limitata, più gli investimenti si spostano verso canali più difficili da regolamentare e controllare (below-the-line): campioni gratuiti, sponsorizzazioni di festival, concorsi a premi, product placement o influencer sui social media. I prodotti compaiono come oggetti di uso quotidiano, mentre le prodezze con il fumo diventano reel o video TikTok accattivanti, spesso senza che la pubblicità sia riconoscibile.
Per abbassare la soglia di inibizione, oggi l’industria propone un’ampia gamma di prodotti che si distinguono per aromi, forme, colori e design. L’esempio più lampante degli ultimi anni sono le sigarette elettroniche monouso (Puff Bar): economiche, facili da reperire e discrete. Gli aromi fruttati, come mango, pesca o frutti di bosco, richiamano più una macedonia che una dipendenza. Tuttavia, il loro potenziale di dipendenza è particolarmente elevato, poiché permettono di consumare una grande quantità di nicotina in poco tempo, a volte equivalente a diverse sigarette o a interi pacchetti.
Prevenzione a macchia di leopardo e accesso privilegiato a Palazzo federale
Per fare prevenzione in modo efficace bisogna parlare di misure di protezione, ma anche della loro attuazione. In Svizzera la prevenzione, i controlli e le sanzioni sono organizzati secondo un modello marcatamente federale. La Confederazione definisce il quadro generale, mentre i cantoni e i comuni lo applicano con priorità e risorse molto diverse tra loro. Questo porta a una prevenzione a macchia di leopardo. Da anni, i test di acquisto mostrano che i minorenni riescono regolarmente ad accedere a prodotti contenenti nicotina, soprattutto agli eventi e online. L’età minima prevista dalla legge serve a poco se i controlli sono rari.
A questo si aggiunge un conflitto di interessi strutturale: nel 2024, l’imposta sul tabacco ha generato circa 1,9 miliardi di franchi di entrate per l’AVS e l’AI, mentre il Fondo per la prevenzione del tabagismo dispone di circa 12 milioni di franchi all’anno. La prevenzione produce effetti a lungo termine, mentre i preventivi vengono fissati sul breve periodo.
Inoltre, le aziende del tabacco beneficiano di fitte reti economiche e politiche. Secondo Lobbywatch, 27 parlamentari hanno legami di interesse con l’industria del tabacco. Di conseguenza, misure come il divieto di pubblicità, l’aumento dell’imposta sul tabacco o le restrizioni alle vendite vengono regolarmente osteggiate.